La UEFA ha pronto il “fair play 2.0”: limite sulla spesa per l’acquisto dei giocatori

La UEFA ha pronto il “fair play 2.0”: limite sulla spesa per l’acquisto dei giocatori
22 gennaio 2018

Il “fair play finanziario 2.0” è in studio e sarà discusso nel vertice UEFA del prossimo 24 maggio: il principio cardine sarà il limite imposto alle società negli acquisti, non in assoluto ma nella differenza fra spese e cessioni, che dovrebbe essere di 100 milioni di euro. Potrebbe invece non esserci più riferimento al passivo di bilancio.

Secondo l’indiscrezione di Le Parisien, la UEFA punta ad implementare il nuovo sistema al più presto ed è dunque possibile (nell’ottica UEFA auspicabile) che possa entrare in vigore già la prossima stagione.

NIENTE DISAVANZO. Con le norme attuali, i club possono avere un disavanzo di bilancio annuo pari a 30 milioni al massimo: non c’è traccia di questo limite nel nuovo sistema, in studio dallo scorso autunno.

È presto per affermare che i club non dovranno più osservare il limite di passivo, ma allo stato attuale pare almeno una possibilità.

NORMA “ANTI-PSG?” Si è sostenuto in passato come il ffp fosse stato implementato non solo per salvaguardare i conti dei club, “costringendoli” a stare attenti al bilancio, ma anche per evitare che gli sceicchi stravolgessero il mercato.

Come ha dimostrato il Paris Saint-Germain quest’estate, spendendo 420 milioni di euro fra Neymar, Mbappe e operazioni minori, almeno in parte il “fair play” ha fallito.

Il sistema di disavanzo fra acquisti e cessioni, che di per sé imporrebbe un limite assai meno restrittivo (ma il -100 potrebbe essere ritoccato sia in alto che in basso), avrebbe imposto quest’estate ai parigini di cedere i propri giocatori per 320 milioni di euro: il che appare più difficile che gonfiare sponsorizzazioni tramite aziende “alleate” o che hanno la stessa proprietà del club, come è stato fatto in passato dagli sceicchi.

ALTRI ASPETTI.  Si discute di porre il limite di giocatori della prima squadra a 25 elementi non solo nelle coppe europee come avviene attualmente, per impedire ai club di gestire contemporaneamente un numero eccessivo di giocatori.

CALCIO ITALIANO. Una simile riforma libererebbe risorse nel calcio italiano, che senz’altro deve fronteggiare maggiori difficoltà ora di quante ne porrebbe il dover semplicemente evitare un disavanzo superiore ai 100 milioni fra acquisti e cessioni.

Basti pensare all’Inter limitata fortemente nonostante un proprietario facoltoso come Suning (ma nel caso dei nerazzurri pesano anche i diktat del governo cinese) o alla Roma, costretta a vendere a gennaio Dzeko ed Emerson: una necessità che non si presenterebbe con il “nuovo” fair play.

GLI INCONTRI PRIMA DEL VOTO. Il 24 maggio ci sarà la riunione del Comitato Esecutivo UEFA e si voterà sul nuovo sistema di limitazioni del fair play 2.0, da qui ad allora soggetto a possibili revisioni.

Nel frattempo, già nei prossimi giorni sono previsti degli incontri: lunedì si riunirà il consiglio dell’ECA (European Club Association, associazione di cui fanno parte i più importanti club europei), alla presenza fra gli altri del proprietario del PSG Nasser Al-Khelaïfi; un secondo incontro è previsto martedì presso la sede UEFA a Nyon (Svizzera), questa volta del Professional Football Strategy Council, che invece riunisce tutti gli attori del panorama calcistico europeo.


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