Del Piero: “Con Baggio parlavamo in dialetto. Perché Pinturicchio? Lui era Raffaello…”

Del Piero: “Con Baggio parlavamo in dialetto. Perché Pinturicchio? Lui era Raffaello…”
6 dicembre 2017

Alessandro Del Piero ha presenziato lo scorso lunedì all’ultimo incontro del ciclo “Passione è Impresa” alla Camera di Commercio di Brescia ed ha risposto su diversi argomenti.

Il tema dell’incontro era “La bellezza crea valore nell’impresa” e dunque una delle prime domande  è sul suo soprannome “Pinturicchio”, che gli diede Gianni Agnelli: gli ha mai chiesto come mai?

Così l’ex capitano della Juventus: “In realtà un mio rammarico è non averglielo mai domandato, anche se mi sono dato una risposta: prima di me c’era Baggio soprannominato Raffaello per la sua bravura e per la sua importanza, lui era un gigante, io un giovanissimo pittore alle prime armi seppur dotato di talento: insomma, un Pinturicchio”.

In effetti Del Piero arrivò in bianconero nel 1993, a 19 anni non ancora compiuti, mentre Baggio ne aveva 26 ed era al picco della sua carriera.

I due sono entrambi veneti, della provincia di Vicenza il “Divin Codino”, quella di Treviso Del Piero: “Un giocatore fantastico, parlavamo sempre in dialetto”, spiega “Pinturicchio”.

Calcio come passione ma anche sacrificio: “Uscii di casa a 13 anni, l’appuntamento ogni sera alle 20 era andare alla cabina telefonica amato di monetine per la telefonata ai miei. Ma avere l’opportunità di seguire le proprie passioni vale tutto o quasi e non solo nel calcio, ma in qualunque cosa della vita”.

Una passione fatta anche di “vetri rotti” da bambini, perché “il pallone era l’unico gioco”.

La raccomandazione: “Viviamo sempre di fretta ma prendetevi il vostro tempo, assaporate le cose”.  E di essere sceso in serie B con la Juventus non s’è mai pentito, “nemmeno per un attimo”.

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In omaggio al tema della bellezza, durante l’incontro vengono mostrati anche i famosi tiri “alla Del Piero”, a rientrare da fuori area, con la palla spesso indirizzata nell’angolino più lontano.

Infine la domanda sul suo rigore tirato nella serie dei 5 contro la Francia, nella finale della Coppa del Mondo 2006: cos’ha pensato mentre si accingeva a tirarlo?

“Ma niente, ero tranquillissimo, in fondo viviamo in un paese in cui se sbagli un rigore non è che se la prendono tanto…”, scherza.

Poi prosegue: “Da piccolo passavo davanti ad un paesaggio stupendo ed ogni volta mi gettavo su quel prato da solo con i miei sogni: il 9 luglio 2006 ho fatto la stessa cosa, mi sono gettato su quell’erba in un certo senso da solo e ho capito d’aver realizzato il mio sogno di bambino”.

Quello di laurarsi campione del mondo: sono passati 11 anni ma sembra un’eternità oggi, con l’Italia estromessa dalla fase finale.

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