Doping: la confessione di Schwazer: “Prendevo sostanze proibite già dal 2011”

Doping: la confessione di Schwazer: “Prendevo sostanze proibite già dal 2011”
15 aprile 2015

“Alex Schwazer ha confessato davanti ai magistrati di Bolzano di aver assunto sostanze proibite già dall’estate del 2011, e di aver collaudato il suo «piano doping» per Londra assumendo eritropoietina
dal 20 febbraio del 2012, prima dei grandi risultati del marzo successivo, a Lugano e Dudince”.

Anche la Gazzetta dello Sport dà ampio spazio al contenuto della confessione di Alex Schwazer. “Nella memoria scritta un mese fa, poi ribadita in un interrogatorio, spiega che il suo doping all’epo era stato
preceduto da quello con il testosterone”.

“Inoltre rivela di avere raccontato già nell’aprile 2012 a uno dei medici rinviati a giudizio (il processo comincerà il 29 aprile), Pierluigi Fiorella, di essersi dopato. Una verità a scoppio ritardato che l’olimpionico tuttora squalificato spiega così: confessare di essersi dopato a Lugano e a Dudince, in presenza di un controllo negativo, avrebbe messo in discussione anche i risultati precedenti, Olimpiadi comprese, che Schwazer continua a giurare siano pulitissimi. Ma allora perché ora? Perché vuole liberarsi da un «peso» che renderebbe impossibile ripartire. E perché, si deve aggiungere, «dire la verità» era una delle «condizioni»che Sandro Donati gli aveva posto per allenarlo”.

“Nella confessione ci sono passaggi che descrivono una vera e propria ossessione. Come quando Schwazer spiega come assumeva l’epo, le macrodosi un giorno sì e un giorno lontano dalle competizioni e dall’eventualità di un controllo, le micro che scompaiono in sole 8 ore. Infine, l’aver architettato una serie di ripetuti cambi di reperibilità nel suo «whereabout» per attirare i sospetti e il controllo degli ispettori Wada, subirlo da pulito per poi cominciare a doparsi subito dopo”.

“Dopo un esame per il passaporto biologico a ridosso di un’assunzione proibita, Schwazer sostiene di aver avvertito Fiorella dell’assunzione di epo. Fiorella lo tranquillizza, gli ricorda la vittoria dell’Olimpiade (cioè senza doping), gli spiega che la Iaaf sarebbe stata prudente nell’analizzare
i dati, di smettere di assumere sostanze dopanti e di fare controlli del sangue mensilmente”.

“Ora – spiega l’articolo della Gazzetta dello Sport – spetterà alla procura antidoping del Coni valutare quanto queste pagine, già da giorni negli uffici «sportivi», rappresentino una «collaborazione fattiva»
capace di scoprire o accertare una violazione «da parte di altra persona»”.

“Schwazer aggiunge che è chiaro che la Fidal ed il gruppo sportivo dei Carabinieri sapevano dei rapporti (vietati) con il dottor Ferrari”.

Intanto, conclude l’articolo, ieri l’olimpionico ha effettuato al San Giovanni di Roma i primi esami ematici nell’ambito del progetto di monitoraggio lanciato da Donati con i professori Ronci e D’Ottavio. I dati saranno pubblicati su internet.


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