Rossi: “Morte di Simoncelli devastante. Non lo superi, ho continuato per amore delle moto”

Rossi: “Morte di Simoncelli devastante. Non lo superi, ho continuato per amore delle moto”
20 febbraio 2018

Nel corso di una lunga intervista concessa al magazine Riders, Valentino Rossi torna sul suo rapporto con il compianto Marco Simoncelli, scomparso 7 anni fa: MotoGP Rossi: “È stato devastante ed una situazione come quella di Marco non la superi. Ho continuato per amore delle moto”.

Il presidente del fan club racconta della beneficenza: “Quest’anno abbiamo visitato più di 4.200 bambini. Vale e noi non dimenticheremo mai di Riccardo”.

SUL SIC — “Eravamo molto amici”, racconta il pilota Yamaha. “Stavamo insieme quasi tutti i giorni, spesso dopo l’allenamento, andavamo a cena a casa di Carlo [Casabianca, il preparatore atletico], con il Sic che portava il sushi e che ne mangiava il doppio di noi. Essere anche coinvolto nell’incidente è stato devastante e difficile da superare, ma non ho mai pensato di smettere.

Mi è dispiaciuto essere lì, se fossi stato due moto più avanti sarebbe stato un po’ più facile, ma con il tempo passa tutto e quando penso al Sic ho solo ricordi positivi. Sono andato avanti per amore, sennò avrei già smesso: una situazione come quella dell’incidente di Marco non la superi.

Ero già grande, avevo vinto dei Mondiali, potevo dire basta. Ho cercato di dividere le due cose, il dolore e quello che si deve fare per superare. Poi ho pensato alla carriera, che volevo continuare, volevo tornare in Yamaha e tornare a vincere”.

L’ACADEMY — “L’Academy nasce da Marco Simoncelli, che nel 2006-2007 era in crisi, non andava forte e mi chiedeva di vedere come mi allenavo. Io ero suo amico, ma ero geloso del mio modo di lavorare: ero titubante, ma mi sono detto che se c’era qualcuno che mi faceva compagnia quando mi allenavo con il cross era bello.

Da lì nasce l’Academy. Nel frattempo arriva Franco Morbidelli e poi purtroppo arriva l’incidente del Sic e anche per ricordarlo abbiamo proseguito con il progetto”.

Si è soffermato poi su altri temi, riportiamo alcuni dei passaggi più interessanti.

FAMIGLIA. “Avere una figlia o un figlio sarebbe bello uguale, ma adesso, se potessi decidere, mi piacerebbe avere un bambino. Perché avrei più cose in comune da condividere”.

IL RITUALE DELL’INGINOCCHIAMENTO VICINO ALLA MOTO: “Nasce dal Campionato italiano dei primi anni: non avevo la tuta su misura e facevo quel movimento per metterla a posto nelle ginocchia e all’altezza del culo.

È diventato un rituale, non è una preghiera, ma un momento di concentrazione perché quando si sale in moto, da corsa o da strada, è pericoloso: lo faccio per dimenticarmi di quello che c’è stato fino a lì e pensare solo a guidare. Salgo sempre dal lato destro perché lì c’è il gas”.

MARQUEZ  E LE CADUTE. “È impressionante quello che fa, anche perché non cade più: l’anno scorso si è salvato talmente tante volte che non può più essere un caso. Per me lui si è adoperato per migliorare questa tecnica, il suo stile di guida lo aiuta, non so se è naturale o ci ha lavorato, ma lui mette il corpo fra la moto e l’asfalto, usandolo per non cadere. A Pedrosa quando gli succede, cade, ma è anche la moto: la Honda è fatta in un modo che quando la ruota davanti si chiude continua comunque ad appoggiare; un’altra moto, tipo la nostra, se chiude davanti, la ruota tocca la carena e non la tiri più su”.

GLI ANEDDOTI. Diversi aneddoti su Rossi raccontanti nel magazine da chi gli è più vicino..

UCCIO RACCONTA: “Che arrabbiatura con Pernat per non aver finito uno shooting con l’Aprilia quando lui non aveva ancora la patente… Ma Vale è rimasto uguale: se gli dici che un’intervista dura mezz’ora, deve durare mezz’ora, se no si infastidisce.

Rituali: “Prima del via c’è sempre lo stesso rituale e ci devono essere solo determinate persone. Vale dice: ‘Chiudete il bar’, che è l’ufficio dove si cambia, da lì non si scherza più e Vale comincia a pensare alla concentrazione e accende la musica. O un Vasco d’annata o l’album ‘Nessun Pericolo per te'”.

LA MADRE. L’aneddoto della signora Stefania Palma: “Mi ricorderò sempre un episodio avvenuto all’asilo: fece un disegno con il suo autoritratto e si era dipinto il volto con degli occhi azzurri brillanti. Quegli occhi io me li ricordo ancora, erano lucenti, non so come sia riuscito a colorarli in quel modo, ma erano proprio splendenti e da quel momento ho capito che anche lui era destinato a brillare”.

LA BENEFICENZA CON IL FAN CLUB. Flavio Fratesi parla degli aspetti benefici del fan club di Rossi, di cui è presidente: “È la parte più umana, quella che non tutti conoscono: quest’anno abbiamo visitato più di 4.200 bambini, incontrato disabili e collaborato con Vanni Oddera per la Mototerapia.

Abbiamo iniziato con l’ospedale di Padova, bambino per bambino a portare le cose, poi lo è venuto a sapere un centro tumori di Milano dove c’era un bambino malato, Riccardo, tifosissimo di Vale che rifiutava le cure, ma lo abbiamo stimolato con una promessa: ‘Vale alla prima vittoria ti porta la coppa’. Passano due mesi e mezzo, Vale vince, Riccardo c’è ancora e andiamo su con la coppa con un videomessaggio di Vale: ‘Se conquisto il Mondiale, tutto quello che vinco te lo porteranno Flavio e Rino’. Era un modo per stimolarlo. Vale vinse il mondiale, portammo a Ricky, che era intubato, tutto e ci accolse con un sorriso che non ti dico. Vedere lui, ma anche i genitori sereni nel coronamento del sogno del figlio è stato indescrivibile.

Prima di andar via ci chiama e ci dà un foglio: ‘Questo è per Vale, è un regalo per lui per quando non ci sarò più. Grazie’. Due giorni dopo è volato in cielo.

Aveva disegnato la sua manina perché sapeva che non ce l’avrebbe fatta. Due anni più tardi abbiamo messo la sua manina nella maglia del fan club. Ma ti rendi conto che cosa sono riusciti a fare una maglia e un berrettino? E da lì è partito tutto”.

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