Napoli, con la Juve l’addio a Benitez

Napoli, con la Juve l’addio a Benitez
23 maggio 2015

Benitez darà l’addio al Napoli, magari congedandosi con la qualificazione alla Champions che passa anche da un risultato positivo allo Juventus stadium, approfittando magari di un pareggio nel derby che rallenti entrambe le romane. Al congedo di Rafa e al dopo Benitez dà spazio il Corriere dello sport:
C’ è Juventus-Napoli e la madre di tutte le partite è l’ ultimo viaggio che resta, ma anche l’ ultima impresa a portata di mano – prima di concentrarsi sulla Lazio – per regalare, per regalarsi, notti da (preliminare di) Champions. Ma ormai lo sanno e non c’è quasi la necessità di dirselo, perché è così evidente che sarebbe finita tra Benitez e il Napoli, tra Rafa e De Laurentiis: però senza strascichi, né rotture fragorose, né ombre polemiche, soltanto un addio annunciato da differenze insormontabili e da esigenze anch’ esse ingovernabili. A Rafa è mancato il profumo di casa, l’ aria che un marito ed un padre, lontano dalla famiglia, sente svanire: Madrid è l’habitat originario, così come Liverpool è divenuto poi quello abituale, e sarà assai più semplice organizzarsi.
Qualcosa è cambiato ancor prima che spuntasse, nel ricco vocabolario del dibattito interno tra De Laurentiis e Benitez, il business plan: è lì che si è consumata la discrepanza, certificata da condizioni realizzabili non con la tempistica utile per legare a sé el señor della panchina, perché in Italia – e al Sud – è più complicato che altrove riedificare un Centro Sportivo, ottenere le autorizzazioni per costruire, liberarsi da certe catene burocratiche per lo Stadio.

E comunque, in quell’estate del 2014, il primo strappo ad un matrimonio (quasi) perfetto fu il mercato, la strategia per avvicinarsi al preliminare di Champions League, la rinuncia a Pepe Reina, il profilo oculato di De Laurentiis, da undici anni tenacemente attento all’equilibrio del bilancio.

Il futuro è Mihajlovic. Scrive il Corriere: Il primo approccio, con De Laurentiis, è stato soft, eppure deciso: in quella intervista che il presidente si concede – come due anni fa, quando perlustrò l’Europa panchinara da cima a fondo – sapeva, Mihajlovic, d’essere radiografato dentro, ben al di là degli schemi e dei moduli e dei sistemi che pure rappresentano un termine di valutazione. Ma il fisico bestiale ce l’ha e pure la piacevolezza nel dialogo diretto, frontale.


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