Serie A, la dura legge della panchina

Serie A, la dura legge della panchina
2 maggio 2019

Chi si accomoda e chi gioca, chi era titolare e ora è panchinaro, chi era riserva e ora spacca le partite. Ecco l’eterno via vai tra palco e realtà.

Quando la Roma americana scelse, per la sua rivoluzione tecnica, lo spagnolo Luis Enrique, scuola Barcellona, tiki-taka come mantra, il nuovo allenatore rimase colpito da un giocatore in particolare. “Bibiani” continuava a ripetere per i corridoi di Trigoria, “Bibiani!” strillava in allenamento. Era Federico Viviani, classe 1992, centrocampista dotato di un piede sopraffino con cui calciava punizioni al veleno e tracciava traiettorie fantastiche in mezzo al campo.

Da quel giorno sono passati quasi dieci anni e il presente è tutta un’altra cosa. C’era chi lo paragonava a Iniesta, chi lo vedeva accanto a De Rossi, oggi Viviani è un panchinaro del Frosinone. Eppure, con la Spal, aveva fatto vedere buonissime cose, conquistandosi il posto da titolare inamovibile nel primo anno di A. Viviani guida la top 5 giocatori con il maggiore aumento del tempo trascorso in panchina, rispetto alla scorsa stagione, come emerge da uno studio esclusivo sui panchinari della Serie A.

Si tratta dell’eterna legge della panchina, dove c’è chi sale e chi scende, chi si alza e chi si siede. Come Antonio Candreva dell’Inter, ad esempio, che con gli arrivi di Politano e Keita ormai scalda i posti accanto a Luciano Spalletti, oppure per restare a Milano il difensore carioca Miranda, accostato oggi a Roma, Napoli o ad un ritorno in Brasile, l’anno scorso era titolarissimo, quest’anno è chiuso da De Vrij e Skriniar. Caso ancora più eclatante è quello di Antonin Barak, centrocampista che aveva colpito i fantallenatori (e non solo) di mezza Italia, oggi finito nel dimenticatoio, o in infermeria.

A onor del vero c’è anche chi fa il percorso inverso. Chiedere, ad esempio, a Joachim Anderson, biondo difensore danese della Sampdoria, scovato da Sabatini dal Twente a 21 anni. Un anno in panca, un anno a maturare, poi le cessioni di Skriniar e Silvestre, i dubbi di Colley ed ecco la maglia da titolare. Certo, il caso più eclatante è quello di Nicolò Zaniolo, passato dalla primavera alla nazionale e al Santiago Bernabeu con la maglia della Roma senza tappe intermedie. Tra i promossi anche Rogerio del Sassuolo, che ha visto calare del 60% la sua percentuale di panchina rispetto allo scorso anno, oppure Milenkovic della Fiorentina, che aveva passato il 60% della passata stagione accomodato sulla seggiola.

Molto spesso sono gli errori di valutazione a far crescere i panchinari. È il caso di Bremer del Torino, arrivato per 6 milioni e finito per oltre 40 ore in panchina. Così per Dickmann, Sprocati, Alex Ferrari, Ucan, Vieira, Norgaard, Laxalt. E ovviamente Javier Pastore, che percepisce dalla Roma 3.5 milioni di euro e, finora, ha registrato 1531 minuti di panchina. È lui a chiudere il terzetto dei panchinari più pagati dietro a Reina e Barzagli ma davanti a Montolivo.

“Siam quelli là, quelli tra palco e realtà” cantava Luciano Ligabue quasi venti anni fa. E in venti anni chissà quanti sono scesi dal palco, o dalla panchina. E chissà quanti invece hanno lasciato il campo per riscaldare la poltroncina. La ruota gira per tutti: predestinati, fenomeni e meteore.


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