Astori, il medico della perizia: “Con un defibrillatore si poteva salvare”

Astori, il medico della perizia: “Con un defibrillatore si poteva salvare”
9 giugno 2018

Parla Gaetano Thiene, uno dei due medici che hanno eseguito la perizia autoptica sul corpo di Davide Astori: “Fu fibrillazione ventricolare”. Intervenendo rapidamente, spiega a La Nazione, “si sarebbe potuto salvare”.

La superperizia disposta dalla procura di Udine ha stabilito che il capitano della Fiorentina, scomparso nella notte fra il 3 ed il 4 aprile, non morì nel sonno e la causa del decesso non fu il progressivo rallentamento del cuore, ipotesi già contestata da un cardiologo una settimana dopo il decesso.

Così Thiene, professore ordinario di Anatomia patologica speciale all’Università di Padova: “Davide Astori è morto a causa di una fibrillazione ventricolare”, la forma più maligna di fibrillazione (da non confondere con quella atriale, molto comune) e fra le cause principali di morte improvvisa legata a disfunzioni cardiache.

Un’aritmia caratterizzata da contrazioni rapide, inefficaci e irregolari dei ventricoli che, per conseguenza, non riescono a pompare sangue per irrorare il cervello e gli organi.

Unica salvezza, in questi casi, è l’intervento immediato con il defibrillatore: somministrando uno shock elettrico al miocardio, si ottiene come effetto quello di ‘resettare’ l’attività elettrica del cuore, interrompendo il flusso anomalo.

Dunque “Davide Astori si poteva salvare, se si fosse intervenuti in tempi rapidi con un defibrillatore”.

Intanto il procuratore di Udine Antonio De Nicolo, pur spiegando di non potersi esprimere fino in fondo per ragioni legali, dichiara al Corriere: “Non posso anticipare nulla. Posso solo dire che sul caso è aperto un fascicolo a carico di ignoti [per omicidio colposo, n.d.r.]. Non appena il lavoro sarà terminato decideremo se proseguire l’indagine o chiedere l’archiviazione”.

Fornisce un approfondimento sul caso Fabrizio Drago, primario della Cardiologia e Aritmologia dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, anche specialista in medicina dello sport.

Interpellato da fiorentina.it, dichiara: “Quando inizia l’aritmia maligna ci si sente male e si perde coscienza quasi immediatamente.

I controlli purtroppo non possono evitare tutto, nonostante l’Italia sia il Paese che ha fatto di più in termini di prevenzione della morte improvvisa nello sportivo.

Dagli anni Settanta abbiamo una legge che tutela l’attività agonistica, grazie alla quale sono stati abbattuti di oltre l’80% i casi di morte improvvisa sui campi. Siamo stati i primi e i migliori, e ce ne vantiamo. Malauguratamente non tutto si può prevedere”.

Le cause più frequenti di morte cardiaca: “Se dopo i 40-50 anni la morte cardiaca più frequente è causata da cardiopatia ischemica, nei giovani adulti prevalgono le malattie geneticamente determinate, come le cardiomiopatie che spesso sono familiari e le canalopatie, patologie che causano un’alterazione dell’elettricità della cellula cardiaca”.


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