La storia di Cecchinato: “Da adolescente solo, fu dura. File di donne dietro l’hotel, ma io sono fidanzato…”

La storia di Cecchinato: “Da adolescente solo, fu dura. File di donne dietro l’hotel, ma io sono fidanzato…”
7 giugno 2018

L’adolescenza da solo lontano da casa, le difficoltà ad emergere con la racchetta fino alla semifinale del Roland Garros raggiunta dopo aver sconfitto Novak Djokovic: una vicenda davvero particolare quella di Marco Cecchinato, ‘Ceck’ per gli amici, tennista palermitano 25enne che racconta anche di dover rassicurare la fidanzata Gaia: “File di donne sotto l’hotel, ma le ho detto di stare tranquilla…”.

In questa storia c’è anche la vicenda della squalifica per scommesse, successivamente ridimensionata, che gli costò però uno stop di 6 mesi.

AD UN PASSO DALLE GIOVANILI DEL PALERMO. Arrivato a Parigi da numero 72 del ranking, incredulo dopo l’ultimo match grazie al quale ha nel frattempo raggiunto il 27. E venerdì affronterà Thiem, numero 8 del mondo.

Ma non c’è stato solo tennis all’inizio: come riporta il Corriere della Sera, fu anche vicino a far parte delle giovanili del Palermo, in particolare della categoria d’età dei ‘pulcini’.

E, riporta ancora il Corsera, il padre Sergio (dirigente alla ASL locale) racconta: “Lo sport era il suo pallino. Avrebbe passato tutta la giornata al campo, mia moglie andava a recuperarlo per farlo studiare”.

LA SCELTA DEFINITIVA DELLA RACCHETTA. Se abbiamo il primo semifinalista italiano a Parigi dal 1978 (allora fu Barazzutti) lo dobbiamo anche all’intuizione di Gabriele Palpacelli, cognato di Sergio Cecchinato e presidente del comitato regionale della Federtennis in Sicilia: “Convinse Marco a scegliere la racchetta. Disciplina individuale, più difficile, legata a mille sacrifici.

E oggi viviamo tutti come su una nuvola”.

DA ADOLESCENTE DALLA SICILIA A BOLZANO, DA SOLO. Marco, figlio unico, da adolescente lasciò la Sicilia per Caldaro (prov. Bolzano) e l’allenatore Massimo Sartori. Un momento anche di crescita umana.

Continua il padre: “Si è trasferito a Bolzano per alzare il livello dei suoi allenamenti e noi, dipendenti pubblici, non abbiamo potuto accompagnarlo. Marco ha sempre dimostrato più anni di quelli che ha, ma al nord è molto maturato”.

LA DAVIS. Il talento non manca di certo e a soli 23 anni, nel 2016, per l’indisponibilità di Fognini viene convocato dal c.t. Barazzutti per la Davis: esordisce, sebbene a risultato acquisito, battendo Adrien Bossel per 6-3 7-5.

LA SQUALIFICA. C’è poi la vicenda della squalifica nel luglio 2016, successivamente ridimensionata. Per Cecchinato senior, un altro momento di crescita: “Non lo definirei un incidente di percorso, piuttosto una leggerezza di gioventù che l’ha costretto a lottare, l’ha fortificato e ha solo ritardato i risultati che era destino che arrivassero”.

Squalifica inizialmente di 18 mesi per aver alterato, al fine di ottenere guadagni illeciti, un match dell’ottobre 2015 con Majchrzak: successivamente ridotta a 12 ed infine a 6 scarsi, ma soprattutto viene scagionato dall’accusa di illecito sportivo. Rimane la violazione dell’articolo 1 relativo ai doveri di lealtà, probità e correttezza, per aver scommesso sull’esito di alcune partite.

LA VITTORIA DA RIPESCATO. Sul rettangolo di gioco, complice anche lo stop, Marco fatica ad avvicinarsi ai più alti livelli: entra nella top 100 ma non va al di là della vittoria di alcuni Challenger, tornei minori.

Fino al successo inaspettato dello scorso 29 aprile, quando si è aggiudicato il suo primo torneo del circuito maggiore all’ATP 250 di Budapest, da lucky loser: vi aveva cioè preso parte da ripescato per l’infortunio di un avversario.

IL RACCONTO DI MARCO E LA FIDANZATA GAIA. Il resto è storia recente, che racconta lo stesso tennista: “Ho dormito pochissimo, sono andato a letto con in testa il passante di rovescio sul quarto match-point, quella palla che non atterrava mai.

E con la fama cambia anche la realtà intorno: “Tutte cose nuove per me”. Le tante interviste e telefonate, le tifose sotto l’ albergo: “Ma sono fidanzato con Gaia e le ho detto di stare tranquilla…”.

Ripercorre i periodi più difficili, come l’esser passato dal sole della Sicilia alla neve dell’Alto Adige: “Periodo duro. Ero minorenne, vivevo da solo. Io, ragazzo di mare, mi svegliavo al freddo guardando le montagne.

Dopo la vittoria contro il serbo l’incontro con Marat Safin, numero 1 tra il 2000 e il 2001, due titoli Slam e suo idolo d’ infanzia insieme a Kakà: “Sentirlo dire che vedrà la mia semifinale contro Thiem mi ha emozionato.

Il mio Roland Garros non è finito. Voglio crederci fino in fondo“.

(segue: il parere dei grandi del tennis)


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