Lewis Hamilton suona il pianoforte da Fazio, poi se ne va in Prinz

18 dicembre 2017

Lewis Hamilton, ospite di Fabio Fazio a “Che tempo che fa”, si è cimentato al pianoforte suonando la celebre “Someone Like You” di Adele (“ma sono un autodidatta, suono ad orecchio”, ha spiegato); al termine dell’intervista si è congedato a bordo di una Prinz, la “mitica” utilitaria tedesca prodotta fra fine anni ’50 e l’inizio degli anni ’70.

CONTRATTO. L’inglese, laureatosi campione del mondo per la quarta volta nella stagione appena conclusa, ha confermato che il suo futuro è in Mercedes. “Il contratto attuale è fino al 2018, ma la Mercedes mi ha preso quando avevo 13 anni, per cui è difficile immaginarmi in un altro posto. È stato incredibile quest’anno vincere il quarto titolo, c’è stato un grandissimo lavoro di squadra. Ci sarà sicuramente un nuovo contratto“. Anche se ammette che il suo colore preferito è il rosso, scatenando la reazione di Fazio…

SUPERMAN O SENNA. Il pilota brasiliano deceduto nel 1994 sulla pista di Imola è notoriamente il suo idolo: “Ho iniziato a veder correre Senna quando avevo solo 5 anni insieme a mio papà. Ayrton era il mio preferito: avevo i suoi libri, poster dappertutto sul muro, tornavo da scuola e guardavo i suoi video. Il mio sogno da piccolo era essere o Superman o Senna: sognavo di arrivare in Formula 1 e come lui vincere qualche campionato”.

VALENTINO ROSSI. Il suo rapporto con il mondo dei motori in generale: “Non mi piace guidare, mi piace solo andare veloce in pista, di solito mi portano in giro. Vivo a Monaco dove mi piace tantissimo andare in moto. Quando vado in giro mi sento un po’ come Valentino Rossi. Beh non proprio come lui… Sono amico di Valentino, è davvero quello che mi piace più di tutti“. Dal canto suo, il pilota di Tavullia lo ha già invitato al suo ranch…

LA GUIDA IN FORMULA 1. “Se guardate la telecamera sopra di noi, guidare una vettura di F1 sembra facilissimo. In realtà subiamo delle forze, soprattutto laterale e longitudinale, che ti ‘uccidono’. È come essere un fantino: devo pesare non più di 68 kg, quindi devo tenermi in linea, un chilo in più rispetto a quello che dovrei essere significa a livello di gara perdere un secondo e 08, quindi devo fare un sacco di cardio e dieta. Anche il collo è importantissimo, devo stare attento perché subisce lo stress più forte: per rafforzarlo in allenamento metto un casco di piombo da 10 kg, mi siedo su una tavola e faccio una serie di ripetizioni”.

LA FAMIGLIA. Tanti i sacrifici sostenuti per permettergli di correre, come lo stesso Hamilton spiega: “Sono stato davvero fortunato, la mia famiglia si è data da fare. Non eravamo ricchi,sono cresciuto in un monolocale con mio padre che ha dovuto fare quattro lavori contemporaneamente per mantenermi i primi anni delle gare: andava a vendere case, ad aggiustare le macchine che distribuivano le bevande, poi lavorava per le ferrovie inglesi e riparava i computer. La McLaren mi ha fatto un contratto quando avevo 13 anni, da quel momento c’è stata una grande differenza. Altrimenti non ce l’avrei fatta: costa troppo. 

KART “DI QUINTA MANO”. “Anche quando sono in gara oggi mi porto dentro la fatica che abbiamo fatto in famiglia”, continua Hamilton. “Il mio primo go-kart era di quinta mano, gareggiavo contro gente che era messa molto meglio di me. Riuscire ad arrivare dall’ultima posizione alla pole position era la cosa che volevo fare: questo mi ha dato carattere, mi ha dato forza, è stata la fame che ha provocato in me la grinta“.

IL PRANZO CON LA REGINA. Nel 2009, qualche mese dopo il suo primo titolo, Hamilton diviene membro dell’Eccellentissimo Ordine dell’Impero Britannico. Incontra così Elisabetta II e pranza con lei: “È stato veramente figo. Mi hanno chiamato mentre ero in Brasile per l’ultima gara del 2009 e mi dicono: ‘la Regina la invita a colazione’. Io non ci credevo ma poi sono andato in Inghilterra per andare a pranzo. Lei è la nonna più simpatica che ci sia, è davvero una nonnetta fantastica. Ho mangiato, se non mangi è maleducazione. La Regina non ha mangiato tantissimo, ma parlava molto, abbiamo parlato di cani, di cibo, di musica e di quello che fa nel fine settimana, un sacco di cose: porta a spasso i cani, va a fare passeggiate, guarda la televisione e infatti abbiamo parlato di alcuni film. Aggiungo che suo marito guarda anche le nostre gare e anche lei. È stata una delle cose più fantastiche della mia vita, un grande onore”.

CON MANDELA. Nel 2008 l’incontro con Mandela a Londra, in occasione della festa per i 90 anni del compianto leader politico sudafricano: “Incontrare Nelson Mandela è stato come incontrare un re, un essere umano meraviglioso, sempre sorridente”.

RAZZISMO. “Sì, è vero, sono stato il primo pilota di colore in Formula 1. La F1 e le gare automobilistiche in generale e sono state per anni appannaggio dei bianchi. Adesso invece ci sono bimbi asiatici, messicani, di colore. Chiunque viene a vedere la F.1 e mi piace pensare di avere dato un contributo in questo”.

 


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