Italia, il punto della situazione: ecco perché Ventura non si dimette (e Tavecchio non si fa vedere)

Italia, il punto della situazione: ecco perché Ventura non si dimette (e Tavecchio non si fa vedere)
14 novembre 2017

Nella conferenza stampa del post Italia-Svezia il c.t. Giampiero Ventura ha risposto negativamente alla sollecitazione di due giornalisti sulle dimissioni, Tavecchio non si è presentato alle telecamere limitandosi ad una nota in mattina alle agenzie di stampa. Questa la “risposta” di fronte ad un disastro sportivo che non si verificava da 60 anni.

Nessuno dei due intende dimettersi. Di seguito la nota di Tavecchio: ”Siamo profondamente amareggiati e delusi per la mancata qualificazione al Mondiale, è un insuccesso sportivo che necessita di una soluzione condivisa e per questo ho convocato domani una riunione con le componenti federali per fare un’analisi approfondita e decidere le scelte future”.

VENTURA. Per il commissario tecnico il quadro è semplice: il precedente contratto, valido fino al 2018, è stato prolungato in agosto fino al 2020 nella perplessità generale, ma il rumour che circola è che vi sia una clausola che permette alla federazione di cancellare questo prolungamento nel caso, purtroppo verificatosi, di mancata qualificazione al Mondiale.

Tuttavia rimane comunque in essere il contratto precedente fino a giugno 2018 da 1,3 milioni l’anno: con 7 mesi e mezzo rimanenti, ballano 800 mila euro a cui Ventura non vuole rinunciare facilmente.

La situazione è insostenibile anche per lui, cercherà però di strappare nella risoluzione consensuale almeno la metà di quella cifra.

TAVECCHIO. Nel marzo 2017 Carlo Tavecchio è stato rieletto presidente, carica fino al 2020. Purtroppo qui tocca sconfinare nel terreno della politica, seppur politica sportiva.

Il presidente FIGC, con mossa da vecchio marpione della prima repubblica, ha evitato accuratamente di mostrarsi alle telecamere per evitare di associare il suo viso al momento emotivo più difficile.

Il 74enne eviterà il contatto con pubblico e cercherà di farne una questione fra se e la Federazione: domani la riunione del Consiglio.

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Cercherà di far leva sul fatto di essere stato appena rieletto, proverà a rilanciare con qualsiasi proposta pur di “superare” il momento.

Se la caverà? Difficile, anche se ci proverà, perché la stella polare di Tavecchio è la sua sopravvivenza politica: e tuttavia sul piano sportivo, ma anche per le ricadute economiche, è una disfatta troppo grande per sopravvivere.

Tanto più considerando, lo ricordiamo, che la FIGC è un ente pubblico e quindi gli insuccessi della nazionale hanno anche una ricaduta sulla comunità, intesa come contribuenti.

Ma servirà la sfiducia del Consiglio Federale (come in Parlamento, il meccanismo è lo stesso) per la spallata a Tavecchio. Ciò potrebbe portare a discussioni sulla statura non solo politica e sportiva, ma anche umana del personaggio.

Ma su questo stendiamo un velo, ricordando solo che Abete e Prandelli (pur con qualche mugugno da parte di quest’ultimo) si dimisero nel 2014 dopo la fallimentare spedizione in Brasile. E quell’Italia almeno al Mondiale c’era andata.



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