L’islandese Johannsson, doppia nazionalità, scelse gli U.S.A. per “fare il Mondiale”…

L’islandese Johannsson, doppia nazionalità, scelse gli U.S.A. per “fare il Mondiale”…
12 ottobre 2017

Chissà se Aron Johannsson, attaccante del Werder Brema, si sarà pentito della sua scelta: nato in Alabama ma  cresciuto in Islanda, scelse nel 2013 la nazionale statunitense “per avere più possibilità di giocarsi i Mondiali”.

I genitori studiavano negli Stati Uniti quando nacque Aron, che visse lì i primi tre anni della sua vita. Ma il collegamento con questa nazione finisce qui, dal punto di vista umano e calcistico: per il resto, Johannsson è islandese in tutto e per tutto.

Certo, è pur giusto ricordare che i Mondiali la punta ’90 li ha giocati, nel 2014, con la casacca degli U.S.A., ma quella scelta ora gli si ritorce contro perché guarderà la rassegna di Russia 2018 da cada dopo la clamorosa eliminazione della nazionale a stelle e strisce, mentre la sua patria, la nazione in cui è cresciuto e per certi versi ha rinnegato, ci sarà.

L’Islanda ha infatti per la prima volta staccato il pass per il Mondiale, dove tra le esordienti ci sarà peraltro Panama che si è qualificata a scapito della squadra di Bruce Arena, scatenando la gioia incontenibile nelle strade della repubblica centroamericana.

L’isola scandinava batte peraltro un record: con i suoi 333 mila abitanti circa è la nazione meno popolosa di sempre a prendere parte al Mondiale: battuto il primato dei “giustizieri” U.S.A., Trinidad e Tobago, la cui popolazione è superiore di circa 1 milione.

All’epoca della decisione di Johannsson da federazione e tifosi era giunto l’appello a ripensarci, perché, si disse, Aron è islandese e non dovrebbe rinunciare alla sua identità nazionale.

Anche perché, aggiungiamo, c’è il rischio che le scelte fatte per mera convenienza ti si ritorcano poi contro…



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