Giocatore NBA in carcere per spaccio, era stato beccato con un kg di marijuana

Giocatore NBA in carcere per spaccio, era stato beccato con un kg di marijuana
11 agosto 2017

Zach Randolph, giocatore NBA in forza ai Kings, durante un controllo eseguito nella sua abitazione a Los Angeles è stato trovato in possesso di “circa 2 libbre” (cioè intorno a 900 grammi) di marijuana custoditi “in un largo zaino”: arrestato nella notte, è stato rilasciato in mattinata in attesa di processo.

Il 36enne, un lungo passato a Memphis, aveva invitato alcune persone a casa sua dove si stava tenendo un party molto chiassoso che evidentemente disturbava il vicinato: qualcuno ha così chiamato la polizia che, arrivata a casa di Randolph, s’è trovata di fronte ad un gruppo di persone che stavano fumando marijuana.

Molto probabilmente la dose trovata nello zaino non è legata allo spaccio, solo una grossa scorta per uso personale: ma in California se si viene trovati in possesso di una quantità superiore ai 30 grammi circa (un’oncia per l’esattezza), si commette reato e scatta il fermo.

Tecnicamente, si parla di “possesso con scopo” (di vendere), Randolph è così finito dentro e poi è uscito, probabilmente dietro cauzione. Peraltro è stato fotografato sorridente in mattinata all’uscita dal penitenziario. Dovrà affrontare un processo ma evidentemente è fiducioso sull’esito positivo.

Non si tratta certo del primo atleta pizzicato a far uso di marijuana: in Italia recentemente è stato squalificato il figlio d’arte di “soldatino” Di Livio, mentre in America il caso più recente è curiosamente ancora quello che ha coinvolto il figlio di uno sportivo famoso, che però ha scelto uno sport diverso dal padre.

Parliamo del giocatore di football Elijah Holyfield, figlio del 4 volte campione del Mondo dei peso massimi Evander Holyfield: un caso molto simile a quello di Randolph, in quanto il giovane è stato trovato in possesso di una quantità di marijuana superiore al limite consentito ed è uscito dal carcere dopo una notte.

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Con una piccola differenza: non aveva i soldi per la cauzione (che evidentemente il padre non gli ha voluto dare, forse per impartirgli una lezione) e per uscire ha dovuto impegnare la macchina con una compagnia specializzata nelle “cauzioni dietro pegno”…



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