Da Ferrari a Dybala i “10” della Juventus, fra leggende anche remote ed un flop

Da Ferrari a Dybala i “10” della Juventus, fra leggende anche remote ed un flop
10 agosto 2017

Paulo Dybala abbandona la numero 21 cui era legato da anni e diventa il nuovo numero 10 della Juventus: la maglia per tradizione assegnata al giocatore in possesso della più brillante fantasia calcistica, vestita da tante leggende bianconere, inevitabilmente in oltre 100 anni di storia incappando anche in un paio di flop.

Il comunicato della Juventus recita: “Un talento purissimo, protagonista ideale della maglia più ambita, quella dei fuoriclasse. Proprio come Paulo. Proprio come il nostro nuovo numero 10”.

Si tratta per l’ex Palermo di un’investitura che comporta un grande onere, nonché di una risposta della società ai tentativi del Barcellona di strappare il folletto argentino. Il messaggio è: “Non ti lasceremo andare, perché sei importante per noi, sei il nostro numero 10”.

Lo scorso 28 aprile Dybala aveva affermato che non avrebbe chiesto di indossare la 10, ma avrebbe accettato se fosse stata la società a proporglielo.

Così è stato e si aggiunge un altro giocatore alla lista, che va divisa in due gruppi: coloro che lo hanno indossato dal 1995/96, cioè da quando la numerazione è fissa, e coloro che lo hanno indossato prima.

Era rimasto vacante la scorsa stagione dopo il passaggio di Pogba allo United, così come lo era rimasto nella stagione successiva all’addio di Del Piero. Anche perché non era stato individuato un giocatore ritenuto all’altezza.

In mezzo il biennio 2013-2015 in cui fu dell’argentino Tevez, il talento bizzoso domato in bianconero che forse però non ha fatto breccia dal punto di vista emotivo, anche perché pur facendo bene non si è avvicinato alle vette dei più grandi.

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Un titolo che probabilmente si giocano Platini e Baggio, i numeri 10 fra l”82 ed il ’95, con un breve intermezzo. Per Le Roi non ci sarà più nessuna maglia dopo quella bianconera. In 5 anni 3 Palloni d’Oro e tutte le coppe europee (esclusa la UEFA).

Sono 5 le stagioni anche di Roberto Baggio, fra il ’90 ed il ’95, con 115 goal in 200 partite ma soprattutto classe e giocate che hanno fatto di lui, almeno per l’Italia, il simbolo stesso del numero.

Ta i più grandi l’intermezzo del più grande… flop: Alexander Zavarov, che si mise in luce nell’U.R.S.S. vice-campione d’Europa nel 1988: Agnelli lo volle in bianconero, ma le due stagioni furono caratterizzate da appena 7 reti in 60 presenze. Riuscirà peraltro a portare a casa una Coppa Italia e la UEFA del ’90, ma quando passò al Nancy nessuno lo rimpianse.

Per una stagione, prima di Baggio, quel numero sarà di Marocchi: non un talento da numero 10, ma almeno un giocatore che si legò alla squadra fino a diventarne uno degli elementi più rappresentativi per qualche anno.

Il podio dei mostri sacri è completato da Alex Del Piero, bianconero per quasi 2 decadi e tra i protagonisti della Champions del 1996. Per molti tifosi è “il capitano” per antonomasia ed è stato un fuoriclasse anche dopo aver lasciato, in un rapporto interrotto dalla società in modo forse un po’ brusco.

Il numero 10 è stato suo dall’inizio dell’era dei numeri fissi fino al 2011/12. E se ci saranno altri numeri 10 lo si deve anche a lui, che ha chiesto che la maglia non fosse ritirata perché “ogni bambino deve poter coltivare il sogno d’indossarla“.

Platini era stato preceduto dal regista mancino irlandese Liam Brady, talento e visione di gioco ma non grande dinamismo. Segnò il rigore della vittoria e dello scudetto col Catanzaro nell”82.

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Andando più indietro nel tempo, fra il ’57 ed il ’65 troviamo Omar Sivori, fantasia e carattere fumantino per “El Cabezon”, che poi grazie allo status di oriundo potrà vincere il Pallone d’Oro, nel 1960.

Nella seconda metà degli anni ’60 anche un nome poco conosciuto, quello dello spagnolo Luis del Sol. Forse non un nome da “10” in quanto il suo ruolo era quello di mezzala, ma è stato incluso dalla società nel novero dei più grandi della sua storia.

Fu seguito da Capello, bianconero fino al ’76. Malgrado i tre scudetti in bianconero, l’impresa più grande di Don Fabio, già allora allenatore in campo, rimane forse il goal segnato all’Inghilterra del 14 novembre del 1973 con il quale l’Italia espugnò per la prima volta lo stadio di Wembley.

Ma la grandezza dei numeri 10 juventini è del resto consistita anche nel portare prestigio e vittorie alla nazionale.

Meritano almeno una menzione anche Vinicio Verza (’77-’81) che indossò la 10 in poche occasioni ma fece in tempo a segnare il gol decisivo (pur con deviazione di Guidetti) nella sfida-scudetto contro il Napoli (1-0) alla penultima giornata del campionato 1980-1981.

Da ultimi ma non per importanza due nomi meno conosciuti perché lontanissimi nel tempo. In primis Giovanni Ferrari, protagonista nei 5 scudetti consecutivi degli anni ’30 ed uno dei 3 giocatori italiani ad aver vinto due Mondiali (il secondo quando indossava la maglia dell’Inter)

Infine il danese John Hansen: il 6 stagioni dal ’48 al ’54 ben 124 goal in 187 partite e due scudetti, il secondo dei quali, nel 1951/52, da capocannoniere segnando 30 reti in 37 partite.

OFFICIAL: @paulodybala is the new Juventus number 10. #Dybala10 ????

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