Ventura rinnova fino al 2020: “Segnale di fiducia, saremo protagonisti al Mondiale”

Ventura rinnova fino al 2020: “Segnale di fiducia, saremo protagonisti al Mondiale”
9 agosto 2017

Il c.t. della nazionale italiana Giampiero Ventura ha rinnovato il suo contratto fino al 30 giugno 2020: “Ringrazio per la fiducia. Una volta arrivati al Mondiale, non ho dubbi che saremo protagonisti”.

Un Mondiale cui, per l’appunto, l’Italia deve ancora qualificarsi: nel girone G attualmente è seconda, a pari punti con la Spagna ma dietro nella differenza reti (in casa con gli Iberici era finita 1-1). Il 2 settembre la sfida di Madrid: serve una vittoria, altrimenti, salvo imprevisti, sarà spareggio con un’altra delle seconde.

Un rinnovo che Tavecchio spiega come “un segnale di fiducia nel c.t. quando ci avviciniamo ad un evento molto importante per le sorti della nostra partecipazione al Mondiale”.

Una scelta che, in caso di mancata qualificazione degli azzurri alla rassegna di Russia 2018, potrebbe essere gravida di conseguenze: sarebbe difficilmente sostenibile a quel punto la posizione di Ventura e forse anche quella del presidente FIGC.

L’ex tecnico del Torino fa pure lui riferimento alla sfida con le Furie Rosse: “Il rinnovo non è nell’ottica di trovare maggiore convinzione in quella sfida, non ce n’era bisogno.

“Ma incide sulla convinzione che siamo sulla strada giusta, quella della competitività soprattutto attraverso il gioco. E stiamo procedendo nella direzione di un programmato ringiovanimento del gruppo.

“Se il risultato con la Spagna non sarà favorevole dovremo passare dallo spareggio come del resto tante squadre, anche di livello. La cosa più importante è andare al Mondiale, una volta che ci saremo non ho dubbi che saremo protagonisti“.

Ventura ha anche risposto, sollecitato sul tema da un giornalista, riguardo alla spinosa questione degli stage, che spesso saltano o durano pochi giorni perché i club, a torto o a ragione, non concedono i giocatori: “Sono stati fondamentali perché avevano una finalità ben precisa: prendere per mano tutti i giovani di grande potenzialità, senza l’obbligo di risposte immediate.

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“L’ultimo stage l’ho abolito per andare incontro ai presidenti. Il problema non è quanti ne facciamo, ma come li facciamo. Mi ha gratificato il senso di appartenenza che abbiamo risvegliato”.



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