Giovane nuotatore down salva bambina da annegamento ma la madre non lo ringrazia

Giovane nuotatore down salva bambina da annegamento ma la madre non lo ringrazia
17 luglio 2017

Valerio Catoia di Latina, 17enne affetto da sindrome di Down, mercoledì mattina a Sabaudia (Latina) ha salvato una bambina di 10 anni dall’annegamento. Applausi e complimenti da chi ha assistito alla scena, ma la madre ha preso la bimba per mano senza rivolgere nemmeno un “grazie” al ragazzo e se n’è andata.

I fatti si sono svolti mercoledì mattina. Valerio si trovava sulla spiaggia della località laziale con i familiari quando ad un tratto ha sentito gridare aiuto: due bambine, una di 10 anni ed una di 14, erano in mare in difficoltà.

Soprattutto la più piccola era in immediato pericolo e stava annegando: Valerio si è prontamente tuffato, ha raggiunto la bambina e tenendole la testa fuori dall’acqua l’ha portata a riva, anticipando anche l’intervento dei bagnini che sono arrivati poco dopo.

Come comprensibile, grande sollievo dei presenti e complimenti di tutti per la pronta azione di Valerio, con una inspiegabile eccezione: quella appunto della madre che, presa la figlia per mano, s’è allontanata senza nemmeno un ringraziamento che sarebbe stato davvero il minimo sindacale.

Valerio Catoia è stato indirizzato al nuoto quando aveva 3 anni, per contrastare possibili problemi allo sviluppo della muscolatura che si temeva la sindrome di Down potesse causargli.

Negli anni la pratica del nuoto iniziata dunque per motivi di salute è diventata una passione, cui s’è aggiunta l’atletica. Membro Fisdir (Federazione Italiana Sport Disabilità Intellettiva Relazionale), Valerio partecipa alle attività della Polisportiva Hyperion ed ha conseguito diverse medaglie.

Sono giunti a lui anche i complimenti del presidente del CONI Malagò (“Un eroe coraggioso, più forte del mare, più forte di tutto”) e del Presidente del Comitato Paralimpico Pancalli (“Un gesto esemplare che conferma quanto sia importante essere campioni nello sport e nella vita”).

Il riconoscimento più importante rimane certamente quello interiore, derivante dalla consapevolezza di aver salvato una vita. Con buona pace della madre della bimba che, vogliamo sperare, avrà in seguito compreso il suo errore.



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