I cinesi del Milan hanno già battuto un record: nessuno ha speso come loro nel primo anno

I cinesi del Milan hanno già battuto un record: nessuno ha speso come loro nel primo anno
17 luglio 2017

I cinesi proprietari del Milan hanno già battuto un record: nessuno ha speso quanto loro, nel primo anno di insediamento al vertice della nuova società. C’era da ricostruire una squadra per tornare ai livelli congrui alla storia del club, dopo anni di “magra” e, nonostante le difficoltà che hanno portato al “closing”, Yonghong Li ha aperto i cordoni di una borsa che sembra senza fondo e che ancora potrebbe riservare sorprese, coi colpi di Alvaro Morata e Renato Sanchez in canna. Insomma, i rossoneri potrebbero aver colmato il gap dalla Juventus, ammesso che Montella riesca a cucinare un piatto da Masterchef, con gli ingredienti prelibati che la proprietà gli sta mettendo in cucina.

Duecentodeci milioni, tanto ha già speso il club rossonero in questo mese di calciomercato. Un biglietto da visita di lusso che nessuno aveva mai tirato fuori, prima. Ben più di quanto investito dai magnati russi, cinesi, arabi o americani che hanno cambiato il volto del calcio europeo, sovvertito le gerarchie e riscritto le regole del mercato, a tutto vantaggio anche dei mediatori come Mino Raiola, che trovano interlocutori disponibili e parcelle milionarie.

Al suo esordio alla proprietà del Chelsea, per esempio, Roman Abramovich sborsò, nell’ormai lontano 2003, 168 milioni, portando ai blues giocatori come Sebastian Veron e Hernan Crespo. E nel 2004 vinse la Premier League. Nel 2013, il magnate russo Dmitri Ryboloviev spese 161 milioni per restituire smalto ai francesi del Monaco, che avevano conosciuto anche l’onta della retrocessione in Ligue 2. Roba da far impallidire il qatariota El Khelaifi che nel 2011 acquistò il PSG e cominciò a far incetta di campioni come Javier Pastore e Thiago Motta, sborsando “appena” 107 milioni. Dopo aver ben figurato in Champions, quest’anno per il Monaco è arrivato anche il successo in campionato.

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Nemmeno i cinesi dell’Inter scherzarono, nel 2016 quando rilevarono il club da Erik Tohir: 157 milioni, ma risultati deludenti: subito, l’addio di Mancini, con l’arrivo di Franck de Boer e un torneo zoppicante. Tra gli spendaccioni arrivati da oltreoceano, anche il solito sceicco arabo, Mansour bin Zayed al Nahyan che spese ben 157 milioni, nel 2008, al suo arrivo al Manchester City, dove ha anche conquistato due titoli in Premier con Roberto Mancini e Manuel Pellegrini, e Peter Lim, cinee di Singapore che nel 2015 si presentò a Siviglia con un assegno di 144 milioni per il mercato.



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