Tra Zamparini e Baccaglini affare concluso. Ma sono ancora troppe le nubi sul futuro del Palermo

Tra Zamparini e Baccaglini affare concluso. Ma sono ancora troppe le nubi sul futuro del Palermo
27 aprile 2017

A quanto pare, il closing per la definitiva cessione del Palermo da Maurizio Zamparini a Paul Baccaglini è soltanto una formalità. Secondo quanto detto dall’ex presidente dei rosanero al Giornale di Sicilia, l’accordo è ormai concluso e si attendono soltanto le garnzie bancarie, tra oggi e domani. Dunque, l’ex Iena avrebbe trovato i soldi e tra pochi giorni diventerà lui il proprietario del Palermo con la YW&F Global Limited, di cui non si trova traccia, però, nelle ricerche delle società registrare in Gran Bretagna o negli Stati Uniti.

Fatto sta che Zamparini ha detto chiaramente che il futuro del Palermo non lo riguarda più. E questa, per i tifosi siciliani, è forse l’unica buona notizia. Perché il resto dell’operazione è avvolto nelle nubi dell’incertezza. Silenzio e riserbo assoluto sulle somme versate da Baccaglini a Zamparini, che riguardano comunque non soltanto il Palermo ma l’intero gruppo che fa capo all’imprenditore friulano. Incertezze sulla entità e consistenza, sui finanziatori e soci della YW&F Global Limited che, per le norme federali, avrà un mese di tempo per presentare tutti i documenti che attestino legittimità e solidità delloperazione. Quindi, entro la fine di maggio tutto sarà chiaro, almeno da questo punto di vista.

Poi, si dovrà cominciare a costruire il futuro. Come le dittature comuniste, il “regime” di Zamparini lascia soltanto macerie, i miseri resti delle glorie vissute nei dieci anni precedenti. Si comincia, praticamente da zero. La Serie B sarà un’incognita, affidata a un presidente che capisce poco di calcio, come lui stesso ha ammesso, ma che, ha spiegato Zamparini, si sta affidando a uno staff capace. Nomi? Per il momento nemmeno uno, bisognerà attendere anche qui.

Ai tifosi, dopo due anni disgraziati si chiedono pazienza e fiducia. Andato alla malora questo campionato, col Palermo che potrebbe contendere al Pescara tutta una serie di record negativi nella Serie A a venti squadre, c’è da programmare un campionato di Serie B mirato alla immediata risalita, anche se sullo sfondo ci sono fondati timori sul futuro stesso del club. Il paracadute finanziario potrebbe non bastare a coprire i debiti del club; quindi, la nuova proprietà dovrà mettere mani al portafogli in maniera robusta, per coprire il rosso e per ricostruire la squadra. Ma quanti soldi avrà, la società? Non lo sa nessuno, se non Baccaglini.

Dell’organico attuale resteranno in pochi; del resto, assolutamente inadatti alla Serie A, molti giocatori potrebbero non essere utili nemmeno nella cadetteria. Questione più di carattere che tecnica; la B è un campionato di battaglia, di agonismo, concetti che molti rosanero, vecchi e giovani, hanno dimostrato di non conoscere, squagliandosi alle prime difficoltà. Quindi, occorrerà costruire una squadra praticamente da zero. Inutile fare i conti su quanti resteranno e quanti andranno via e persino i giovani frutto del vivaio potrebbero andare altrove a crescere, come è capitato a Lagumina e Bentivegna che, certamente, a Terni e Ascoli non stanno facendo faville. Serve altro, per risalire. Come tre anni fa. Serve un direttore sportivo che conosca la cadetteria e scelga giocatori con cui costruire un telaio da ritrovarsi buono, come base, dopo una eventuale risalita in A. E serve un allenatore esperto della categoria, che garantisca subito risultati. Improponibile, dopo gli ultimi due campionati, esperimenti come quello di Rino Gattuso, improbabile che resti Bortoluzzi. Infine, ultimo ma non ultimo per importanza, servirà una società forte, capace di interfacciarsi coi giocatori e presente, nei momenti di difficoltà. Non come quest’anno, in cui ai problemi si è risposto semplicemente cambiando allenatori. Ma non erano i cuochi a non saper preparare una pietanza degna: erano gli ingredienti di scarsa qualità, da discount.

Non resta che attendere, dunque, ma l’attesa rischia di logorare ancora di più i nervi dei tifosi. Del resto, qual è l’alternativa?


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