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Selvaggia Lucarelli

Inter, Selvaggia Lucarelli salva Icardi e attacca la Curva Nord. E i tifosi la insultano su Fb

Selvaggia Lucarelli dice la sua sulla autobiografia di Mauro Icardi salvando il capitano dell’Inter dal putiferio che si è creato attono a lui. “È un coatto, non è colpa sua”, dice la blogger che invece si scaglia contro i tifosi della curva. Gli stessi sostenitori nerazzurri che, qualche settimana fa, l’avevano insultata allo stadio durante Inter-Juve. Insomma per la giornalista, più che il centravanti, sul banco degli imputati dovrebbero salire il club e gli ultrà coinvolti nella vicenda. Il lungo post su Facebook ha però, come sempre avviene in questi casi, la reazione dei tifosi che hanno pesantemente offeso Selvaggia Lucarelli come era accaduto in occasione delle foto hackerate a Diletta Leotta. Fatti completamente diversi ma con uno sfondo comune, quel mondo del calcio che proprio Selvaggia non sopporta.

“Dunque – scrive la Lucarelli su Fb – Icardi è uno che ha grossi problemi con le curve, e questo l’abbiamo capito. Che siano quelle bionde della Wanda o quelle nerazzurre allo stadio, ‘sto ragazzetto, con tutto quello che non va dritto, ha un karma sinistro. Chiarito questo, vorrei premettere che in tutta questa buffonata di vicenda sulla sua autobiografia e l’isteria della curva io sto con Icardi, con qualche dovuta premessa. Icardi è un coatto. Non credo gli se ne possa fare una colpa. Ha 23 anni, è nato in un quartiere in cui si impara prima a tirare il grilletto che il latte dalla tetta di mamma, è cresciuto inseguendo un unico ideale: infilare il pallone in una cazzo di porta. È il marito di una tizia più truzza di lui che non solo l’ha reso padre di 4 figli di cui tre non suoi ma gli ha anche più o meno detto: “Se vuoi cambiare squadra o mutande devi prima chiedere a me”. Bene. Fatte le dovute premesse passiamo all’accaduto. Icardi, a 23 anni, scrive un’autobiografia. L’ha scritta pure Salvo Riina un’autobiografia, non vedo perché lui no. In un capitolo racconta di quella volta in cui dopo una partita regaló la maglia ad un bambino. Secondo Icardi un capo ultrà prese quella maglietta e gliela ritiró dietro con disprezzo. Allora lui insultó il capo ultrá per poi arrivare a dire che se ci fossero stati problemi con la curva avrebbe fatto arrivare dall’Argentina suoi amici criminali e avrebbe fatto fuori tutti. È Icardi che lo racconta nel suo libro eh, non qualcun altro. È Icardi stesso che decide di raccontare un aneddoto da cui viene fuori come un truzzo da favelas, non qualcuno che ha deciso di sputtanarlo”, continua Selvaggia Lucarelli.

Il post continua con l’attacco alla Curva Nord nerazzurra: “In più, qualche passaggio dopo, ammette di aver fatto una cazzata e di aver sbagliato i toni (“Avevo usato dei toni minacciosi contro la tifoseria e non avrei dovuto farlo”, scrive) , per cui ora qualcuno mi deve spiegare quale sia il problema. In primis, vorrei capire quali siano i problemi di quel raduno di damerini e rettori dell’Accademia del galateo che siedono in curva. Stiamo parlando di quelli che lanciano scooter dalla gradinata, di quelli che urlano uh uh uh ai calciatori di colore e “Napoli colera” o “Vesuvio lavali col fuoco”, non di signorine in sala da tè. Stiamo parlando di gente che nell’incitazione alla violenza ci sguazza e ora piagnucola perché Icardi li ha fatti passare da cattivoni che strappano le maglie dalle mani dei bambini. Ma poveri. In effetti mi tocca difenderli. Quando sono stata a vedere Inter-Juve un mese fa, al bambino juventino che avevo davanti all’uscita non hanno strappato la maglia bianconera. Si sono limitati a urlargli “Pezzo di merda”, oltre che a me “puttana”. (sì, lo so che non lo fanno solo gli interisti, ma oggi qui si parla di loro). Riguardo la veridicità o meno dell’episodio è la loro parola contro quella di Icardi e non vedo perché una società dovrebbe credere a un branco di trogloditi anziché al suo capitano che in fondo ha raccontato un aneddoto da cui usciva ben peggio della curva e per cui ha chiesto pure scusa”.

Poi Selvaggia Lucarelli se la prende anche con l’Inter: ” O meglio. Lo capisco eh. Non mi fate così scema. Le società sono schiave degli ultras e se gli ultras decidono che Icardi è un pezzo di merda e che da domani sulla maglia dell’Inter va scritto “Andiamo a comandare” anziché Pirelli, la società annuisce ed esegue. Roba che se Icardi è il maggiordomo di Wanda, Thohir è il cane da riporto della curva. Deve essere brutto dover abbassare la testa di fronte a gente così, lo capisco, ma è ancora più triste vedere tanti colletti bianchi fare pippa, come si dice a Roma, di fronte alla tracotanza di qualche buzzurro con la sciarpa legata in testa. (soldatino Zanetti in testa) Che poi, ‘sti buzzurri, sono quelli che riempiono le curve sì, ma convincono pure tanta gente per bene a stare a casa, fattore di cui le società si dimenticano facilmente. E a torto. Icardi è stato minacciato, insultato, fischiato, aspettato sotto casa. Roba che è dovuta intervenire la DIGOS. La curva non lo vuole più come capitano e del resto la capiamo. Icardi non rappresenta più i noti valori degli ultras, ovvero “noi possiamo insultare, minacciare e fare qualche cazzo ci pare, società e calciatori tutti muti”. E così è andata. La società multerà Icardi non si capisce bene perché a parte la nota ragione ideologica “mettiamoci a pecora”, Icardi ha chiesto scusa non si sa bene di che (forse per il selfie in sala parto con la moglie) e l’autobiografia verrà ritirata. Cioè. Fatemi capire”.

Infine una stoccata al quotidiano “Il Giornale”: “È un paese in cui esce il Mein Kampf allegato al giornale e si ritira dal mercato il libro di Icardi per non urtare la sensibilità di gente che lancia motorini dalle gradinate. Favoloso. Detto ciò, io farei una proposta: almeno una volta al mese si potrebbe comunicare alla curva che Tolstoj o Walter Siti citano la nord in un punto imprecisato del libro, così a fine campionato finirà che sulle gradinate sederanno fini lettori e letterati”, conclude Selvaggia Lucarelli che però deve prendersi anche le rispostacce degli ultras che non sono proprio da educanda.




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