Pallotta non deve essere lasciato solo

Pallotta non deve essere lasciato solo
16 aprile 2015

Ecco il testo integrale dell’editoriale del direttore della Gazzetta dello Sport, Andrea Monti, pubblicato in prima pagina il 16 aprile, sulla vicenda tra il presidente della Roma, James Pallotta, e gli ultrà giallorossi. Sullo sfondo la squalifica della Curva Sud romanista e gli striscioni contro la mamma di Ciro Esposito. Condividiamo ogni parola del direttore e vi proponiamo integralmente il suo intervento.

“Americà, facce Tarzan!”. La ricordate quella piccola «curva» di ragazzini urlanti che assistono al bagno di Alberto Sordi in Un americano a Roma? Bene. James Pallotta, ieri, ha fatto Tarzan. Muscoli, cervello e botte da orbi: roba da cinema. Anzi, roba da Oscar. L’urlo del presidente giallorosso nella giungla del tifo arriva via Twitter e segna lo strappo più netto e clamoroso che si ricordi tra una società di calcio e gli ultrà. Chi pensava a una correzione di tiro dopo il “fucking idiots” della scorsa settimana, è rimasto deluso.

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A mente fredda, Pallotta ha rincarato la dose annunciando «tolleranza zero» verso i medesimi idioti. E’ andato giù
piatto con una durezza senza precedenti: “I veri tifosi non fanno commenti razzisti, non tirano merda sui giocatori che ci stanno provando, non creano situazioni violente che poi pagano tutti gli altri”. E per non farsi mancare nulla, ha pure circostanziato: “Nella partita contro la Fiorentina un piccolo gruppo ha chiamato la squadra sotto la curva e l’ha insultata: la merda è quella”. Quanno ce vo’ ce vo’…

Al netto delle coloriture era proprio quello che ci voleva e che ogni sportivo di buonsenso ha pensato dopo gli orridi striscioni contro la madre di Ciro Esposito. Pallotta ha coraggio e va reso gran merito al suo pensiero proprio perché
è semplice e lineare. Non ha attaccato genericamente la curva bensì i gruppuscoli che sono in grado di condizionarne i comportamenti. E non ha lanciato i consueti generici appelli a “isolare i violenti”.

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Ha detto con chiarezza che allo stadio si va per vedere una partita e non per occupare un territorio, per imporre la propria legge, per lanciare messaggi obliqui o esprimere attraverso striscioni un’opinione più o meno insultante. Chi lo fa non è persona gradita e deve starsene fuori. Anzi, verrà lasciato fuori d’imperio perché nel nuovo stadio della Roma come già accade in quello della Juventus con risultati confortanti i facinorosi saranno individuati attraverso sofisticate tecnologie di riconoscimento facciale e sanzionati duramente. Insomma, lotta senza quartiere agli “idiots”. Ottimo programma.

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Attenzione però: Pallotta e la sua società (che ha rinunciato al ricorso contro la squalifica della curva) meritano qualcosa più di un plauso. Adesso è fondamentale che non siano lasciati soli. Da oggi misureremo la credibilità del mondo del calcio, delle altre squadre, delle istituzioni sportive e politiche proprio dal grado di solidarietà che sapranno esprimere nei confronti del presidente giallorosso. E dalla loro capacità di seguirne l’esempio. Già ci pare imbarazzante che un americano a Roma abbia avuto il coraggio o il candore di dire apertamente alcune verità che noi italiani troviamo conveniente sottacere. Ma sarebbe imperdonabile lasciare che Tarzan si batta da solo. O magari segargli la liana con cui pericolosamente volteggia nella speranza che batta il sedere e se ne torni al suo paese.


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