Mondiali di rugby, per l’Italia è la svolta: ora o mai più

Mondiali di rugby, per l’Italia è la svolta: ora o mai più
27 marzo 2015

C’è moltissimo da chiedere a questi mondiali di rugby che si disputeranno in Inghilterra dal 18 settembre al 31 ottobre. Specie dopo un torneo delle Sei Nazioni deludente, nonostante la vittoria in Scozia, che ha evitato l’ennesimo cucchiaio di legno.

L’Italia è scesa ancora, nel ranking mondiale e ora è alle spalle, persino, della Georgia, due posizioni sopra il Canada e tre sulla Romania che ci ritroveremo nel girone D della manifestazione inglese, insieme a Francia e Galles.

Gli appassionati già stanchi delle onorevoli sconfitte, sono sempre più disorientati e delusi dalle pesanti lezioni patite nel Sei Nazioni, sottolineate dai mancati progressi sul piano del gioco e della tecnica individuale dei giocatori, mentre crescono le perplessità intorno al Ct e a una federazione che ha puntato troppo su una Nazionale poco più che fallimentare, come del resto le due franchigie della Benetton e delle Zebre, e quasi niente sul movimento complessivo e sulla base, a fronte di investimenti di centinaia di milioni e di introiti che, per la prima volta dopo anni, cominciano a calare.

Saranno i mondiali della svolta, il torneo che dirà la verità sul rugby italiano, su una generazione di giocatori rugbisticamente cresciuta negli anni dei Sei Nazioni, su una squadra che per anglosassoni è francesi non è degna di stare nell’elite europea.

Ci sono risposte da dare, sentenze da emettere, senza appello ulteriore. Brunel, come Parisse e compagni sono avvisati. Ci si aspettano due vittorie chiare su nordamericani e romeni, a lungo acerrimi avversari degli azzurri, e due battaglie colpo su colpo con transalpini e britannici che a marzo, all’Olimpico, hanno mortificato la nostra Nazionale con un clamoroso 29-0 e con un pesante 61-20.


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